L’Avana: 250.000 abitanti, 250.000 colori

L’Avana: 250.000 abitanti, 250.000 colori

Lasciarsi tutto alle spalle per smarrirsi tra le vie strette e affollate, le macchine d’epoca, i fatiscenti palazzi porticati, gli scorci improvvisi sul mare, è un’avventura che travolge. Sto parlando di Habana e già un nodo alla gola mi soffoca ripensando al nostro viaggio, per inseguire il tempo perduto.
L’Avana ha un centro storico meraviglioso. Città, patrimonio Unesco, museo a cielo aperto, che è sopravvissuta alle ingiurie degli eventi rimanendo madre amata dei cubani e meraviglia unica per gli stranieri. Tali e tante sono le bellezze da ammirare: da la Habana Vieja con la sua Plaza de la Catedral, Plaza de Armas, il Castillo de la Real Fuerza, Calle Obispo e Calle O’Relly, al Malecon con i suoi palazzi decaduti, dal Morro al Vedado, da Miramar alla V avenida ed altro ancora…

La Habana Veja

Paseo del Prado L'Avana


Bellissime case in stile coloniale, “mudejar” dallo sfarzoso tardo barocco, per giungere attraverso il neoclassico sino all’art decò. Alcune (pochissime in proporzione alla grandezza della città) vie, piazze e palazzi ottocenteschi sono ritornati a vivere, riqualificati al loro antico splendore, ma basta girare l’angolo o imboccare una via laterale per trovare ruderi, palazzi vecchissimi con vernice scrostata, strade sterrate, case semidistrutte senza porte e finestre, dove non credi qualcuno possa vivere finché non noti i panni stesi. Povertà e miseria escono da quei grandi portoni.

 

Case stile coloniale La Habana

Arte cultura L'Avana

La storia è passata sui suoi sassi, tra le sue colonne, nei suoi giardini e ha lasciato segni indelebili, che la rendono contraddittoria e romantica nel suo degrado, unica al mondo. Vi abita un popolo degradato nella vita e nelle abitudini, ogni cosa è apparentemente in rovina, ma è viva e vitale, impregnata del fascino autentico che ammaliò Graham Greene ed Ernest Hemingway, Zanuck e Rubinstein, Ava Gardner, Churchill e quanti hanno lasciato le tracce del loro passaggio all’Hotel National, al Floridita, all’Ambos Mundos o alla Bodeguita del Medio.

La Habana Paseo del Prado

Capitolo L'Avana

I colori di L'Habana

Castillo del Morro

Occhi e sensi aperti e ben equipaggiati di sandali comodi per non inciampare in voragini, cadere in pozzanghere di liquame o essere investiti da un taxi… inizia il nostro tour per la città Veja. A L’Avana non esistono, tranne pochissime eccezioni, semafori per pedoni!
Per l’Avana gira ogni tipo di autoveicoli che possa marciare! Un viaggio a Cuba non è solo un viaggio fisico, ma è soprattutto un viaggio nel tempo! Le affascinanti auto americane di vecchia data, Dodge o Chevrolet magari cabrio, ti catapultano negli anni ’50. Dai tubi di scappamento esce di tutto. Sei letteralmente bombardato da un intenso inquinamento ambientale e acustico.

Cabrolet e Chevrolet L'Avana

L'Avana auto d'epoca


La sensazione che ci sia stato un passato magnifico è legata soprattutto ai segni della rivoluzione, oltre alle gesta dell’onnipresente José Martì. In giro non c’è pubblicità – una delle prime cose che noti, se sei abituato alle nostre città – ma ci sono ovunque grandi manifesti e murales di propaganda. I protagonisti della rivoluzione sono di fatto quelli che per noi sono i santi. La gente disegna le loro facce sui muri esterni di casa, i bambini a scuola scrivono “Hasta la victoria siempre”. “Patria o muerte”.
Su quasi ogni muro in città e in tutta l’isola gli slogan scritti in ogni modo oppure messi appositamente su cartelloni al lato delle strade. Slogan politici, a Cuba non c’è pubblicità di niente. Nelle frasi, le parole usate nelle sollecitazioni al popolo, compare solo raramente il termine comunismo, un poco di più socialismo. Assolutamente maggioritarie sono le tematiche patriottiche e rivoluzionarie senza altra definizione. I personaggi più raffigurati sono i leader della rivoluzione che sconfisse il generale Batista, uomo degli USA e della Cia, all’inizio del 1959: Fidel Castro, Raul Castro ma soprattutto Che Guevara e José Martí, cui è intitolato anche l’aeroporto dell’Avana.
A Plaza de la Revolucion, di fronte al monumento a José Marti, innalzato come eroe e prodromo delle conquiste socialiste cubane, due disegni rappresentano i volti della rivoluzione. Da una parte Ernesto Che Guevara, dall’altra, ad altezza e dimensione simile, Fidel Castro.

Plaza de la Revolucion

Fidel Castro Plaza de la Revolucion

Due figure così carismatiche, così particolari, che non potevano che avere destini diversi, migliori o peggiori non si sa. Fidel, che agli occhi di Guevara, aveva abbandonando questa idea della lotta e aveva scelto – per necessità o virtù, chissà – la via politica, è morto a 90 anni, nel suo letto, spegnendosi lentamente.
El Che, medico, sognatore e combattente, credeva nell’impegno in trincea per unire tutta l’America latina in un solo stato rivoluzionario. Nato combattente, combattente voleva rimanere e così è morto da eroe in battaglia nella sierra boliviana e di anni ne aveva soltanto 39.

Questi cinquecento anni di storia, sono parte integrante di una identità unica, di uno stile di vita, di un patrimonio immateriale che rendono straordinaria questa metropoli dove musica, danza, suoni e colori sono espressione di gioia di vivere.
Cuba canta, balla e suona sempre con musicalità di così trascinante bellezza, fisica e spirituale. Casa della Music, Casa della Trova, Gallerie d’arte…. Ogni forma d’arte esplode nella sua più vivace naturalezza e al contrario della stampa senza censure e senza critica.
Cultura, letteratura, arti figurative, cinema e teatro hanno caratterizzato la vitalità di questo crogiuolo di razze fusesi in una miscela esplosiva che ha dato vita, nel corso degli anni, a correnti artistiche note in tutto il mondo. I giornali internazionali non ce li ha nemmeno l’albergo più lussuoso della città, il Parque Central; non ci sono nemmeno in aeroporto al terminal delle partenze nella zona dei duty free, dove passa solo chi va via. Granma non è un giornale, è una brochure: è anche divertente da leggere ma non è un giornale. Juventud Rebelde e un paio di altri giornali più piccoli sono leggermente migliori e sono anche più letti dai cubani in giro.

L’Avana autentica e “stressante”. Lo abbiamo capito subito, dopo i primi quindici minuti di “passeggiata” all’Habana Veja. Davvero, senza esagerare, ogni venti passi che fai qualcuno ti ferma o prova a fermarti. E non ti ferma per chiederti di comprare dei sigari: ti ferma perché vuole sapere l’ora o magari sente che sei italiano e allora ti chiede dove vivi, è contento, ti dice che anche lui è stato in Italia, sua sorella lavora in Italia, ti dà un paio di dritte su Cuba, conversa piacevolmente con te per minuti e minuti e poi solo alla fine capisci che vuole venderti dei sigari oppure vuole portarti in un presunto posto fantastico in cui mangiare o in un locale per ballare. Vengono chiesti soldi per ogni cosa: per cercare un taxi, per vendere sigari o ron cubano.
Questo accade continuamente finché decidi di ignorare chiunque cerchi di attaccare bottone “gratuitamente” per strada. Ti dispiace e liquidi il tutto con un “No, gracias!” e un sorriso, ma altrimenti non te la cavi più!

Cuba ha 2 monete: il Peso Cubano (codice ISO 4217: CUP) chiamato Moneda Nacional (MN) che è utilizzato principalmente dai cubani che con questa valuta ricevono il salario dalle imprese statali e le pensioni e il Peso cubano convertibile (CUC), la valuta utilizzata dai turisti e dagli stessi cubani come pagamento di benzina, alberghi, ristoranti e la maggior parte di cibi e prodotti d’importazione. Gli stipendi sono in pesos ed i prezzi di troppe merci oramai in CUC. Gli impiegati statali guadagnano dai 30 ai 50 CUC al mese. Si salva solo chi per lavoro entra in contatto con il turismo: tassisti, albergatori, ristoratori e venditori di souvenir se la cavano molto meglio. Se sei cubano il governo ti dà una specie di tessera alimentare, la libreta: con quella tessera ogni mese hai diritto ad avere a un prezzo agevolatissimo un tot di riso, olio, fagioli, pollo, grano, latte, carta igienica (poca), poco altro.

A L’Avana, ma praticamente in tutta l’isola le finestre di tutte le case al piano terra sono aperte ed espongono merce: orecchini, piccola bigiotteria, oggettini per turisti, le case particulares offrono cocktail fatti da loro. Ma non sono negozi: sono le case delle persone. Se vuoi comprare qualcosa devi chiamare la signora che nel frattempo sta guardando la tv in poltrona o è in cucina. Tutto questo crea una bizzarra situazione in cui da una parte c’è l’economia ufficiale “socialista” regolata dalle leggi rigidissime dello Stato, dall’altra parte c’è un’enorme economia clandestina che, essendo clandestina, è praticamente il liberismo puro.

Il Paese è bellissimo, il mare e la natura sono stupendi. L’isola è rigogliosa, piena di palme e di alberi maestosi, vi sono ficus, che raggiungono dimensioni sorprendenti. Acqua cristallina, mare da cartolina. A tirare gli aratri buoi, non trattori. Bello, bucolico, ma terribilmente faticoso.

Ve ne innamorerete per non dimenticarla mai. “Se mi perdo, cercami a Cuba” diceva il grande Federico Garcia Lorca.

Vi lascio con una frase del Che, pronti zaino in spalla ad intraprendere un nuovo viaggio, verso la prossima incantevole destinazione.

“La mia casa continuerà a viaggiare su due gambe e i miei sogni non avranno frontiere.”

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